Eventi e fiere: c’è qualcosa che non quadra?

Non occorre inventare il teletrasporto, basta essere innovativo.

Ormai l’estate è partita e con essa ci siamo lasciati alle spalle, purtroppo a causa del Covid-19, tanti eventi dedicati al mondo del gioco, fumetto, cosplay.

In attesa che Lucca Comics & Games sciolga la sua riserva sulla prossima edizione di Novembre, abbiamo da poco appreso che Milan Games Week e Cartoomics si trasferiranno online con un evento interamente digital.

Il Modena Play ha invece fatto sapere che si farà ma molte sono state le reazioni dubbiose da parte di editori (molti dei quali hanno già reso noto che non parteciperanno) e visitatori. Staremo a vedere. La Festa dell’Unicorno, a sua volta, ha rimandato direttamente al 2021 la prossima edizione.

Fin qui ci siamo. Eppure c’è qualcosa che ancora non quadra.

Dei tanti eventi che animano il settore, e che fortunatamente (lo sottolineiamo!) aiutano a far conoscere questo mondo e a produrre lavoro tutte le filiere connesse, rimane sempre la percezione che, il fandom e la fidelizzazione dei più, sia legata a quei grandi eventi che tutti conosciamo: in primis Lucca Comics ma anche Comicon e Play Modena.

Non andrò a scomodare eventi all’estero che aprirebbero una ben più ampia disquisizione (non affrontabile qui).

Parlo degli eventi di cui si perdono rapidamente le tracce se non nelle chiacchierate informali tra amici del tipo “Ah sì, ci sono stato.”

Eppure abbiamo assistito, fino al momento pre-covid, alla nascita di un’infinita lista di eventi più o meno coerenti con quanto promesso (estromettiamo dal discorso le sagre in cosplay che volutamente non citiamo) al proprio pubblico: eventi dedicati al mondo del gioco, fumetto e cosplay.

Ma tutto questo è utile e sano? Ce lo stiamo domandando da parecchio e francamente abbiamo opinioni contrastanti. Certo bisogna ammettere che la sequela di fiere ed affini ha aiutato il settore a superare il velo che li richiudeva ad appuntamenti di nicchia (con il rammarico di qualcuno) e ha reso questo mondo ben più conosciuto.

D’altro canto bisogna, per amor di verità, distinguere nella concretezza gli appuntamenti a cui ci riferiamo per poter farsi un’idea.

Perché organizzi o vuoi organizzare questo evento? È una delle domande che mi trovo a dover fare ogni volta che qualcuno mi chiede consulenze e co-progettazione in ambito di event management. Sembra una domanda banale e scontata ma non lo è. Sapere il perché si sta facendo qualcosa (perché è una cosa che mi piace e appassiona non è una risposta valida…lo anticipo) e soprattutto quali obbiettivi ci si propone dovrebbe essere la base.

Invece troppo spesso mi trovo a confrontarmi con un’inconsapevolezza che in tantissimi casi provoca: sfaceli in termini economici, eventi-copia-di-altri-eventi, cose a caso, programmazioni che non danno il giusto rispetto ai settori citati sopra.

Di qui la domanda conseguente: ma ciò che fai (o che vorresti fare) a chi dovrebbe portare valore? Se impieghi il tuo tempo, ti destreggi tra conti, contatti e preventivi, ti carichi la responsabilità di pagamenti e la tutela della sicurezza dei tuoi visitatori, dovrai pur avere un motivo. Giusto? Bene, scrivilo chiaramente. Altrimenti poniti la domanda.

Da qui la successiva riflessione: siamo realmente convinti che gli eventi dedicati al settore del gioco, fumetto e cosplay a cui partecipiamo portino realmente valore a qualcuno? Oppure sono solo un passatempo per molti di noi per riempire il proprio tempo libero e qualche weekend? Vi anticipo: la seconda possibilità non ha nulla di sbagliato se l’intento è chiaro e ben comunicato. Inutile vendere fischi per fiaschi.

Altro caso sono invece tutte quelle fiere che da anni frequento e che definisco come “eventi-nerzia” o “fiere-minestrone”. Sono solitamente gli eventi dove si va perché si è abituati ad andarci. Un po’ come il ragù della Domenica dalla nonna. Non sai realmente se è il più buono e sano ma ti sei convinto che deve essere così e quindi bona, si va e basta! E si va anche perché poi non è che ci sia molto di meglio in giro. Di eventi come questo ne conosco tanti.

Ho visto aree palco montate a Giugno in spazi aperti senza nemmeno prendere in considerazione coperture adeguate, movimento del sole per non arrostire i presenti, qualità dell’audio. Ho visto aree ristoro gettate sotto gazebi a 2000° con la difficoltà per operatori di garantire la refrigerazione delle bevande e dei cibi nonché la sopravvivenza degli astanti in coda per un goccio d’acqua.

Ho visto programmi sempre similari con attività copiate da altri eventi più importanti e inserite in programmazione senza nessuna contestualizzazione. Perché si è scelto un ospite rispetto ad un altro non è dato sapere. Sai che c’è e basta ma non ne cogli il senso e la visione d’insieme.

Tanti eventi, soprattutto di medie dimensioni, con palinsesti riempiti di ospiti gettonati inseriti a casaccio senza un’armonizzazione generale (poveri loro). L’idea è che, se chiami il “nome conosciuto”, riempi e guadagni. Vi ricordo che se fosse così facile tutti avrebbero scelto questo mestiere e tutti sarebbero milionari. Invece, ad oggi, rimane tra i più duri, stressanti e difficili al mondo.

Alcuni tra questi eventi sono spesso svolti in città centrali e importanti nelle nostre regioni e avrebbero anche la responsabilità di guidare il settore costruendo relazioni, cooperazione, trasversalità, supportando i più piccoli e aiutandoli a crescere. Ma niente di tutto ciò.

Forse perché, io temo, si parli spesso di cultura ma molto pochi sono quelli che realmente comprendono cosa sia un prodotto culturale con le sue caratteristiche e differenze rispetto ad un prodotto commerciale (anche in termini di ritorno sul territorio e sulle comunità ad esempio. Ma non starò qui a dilungarmi).

Così, a guardar bene, si comprende il perché si debba essere per sempre grati a Lucca Comics che ha costruito un modello valoriate attorno al proprio brand-evento progettando non solo una sfilza di ospitate ma: interazione con la città e il territorio, supporto alle filiere, fucina di innovazione, trampolino di lancio per progetti nuovi. Una visione umanista e multidisciplinare che non ha bisogno di magie comunicative di chissà che tipo perché ha ben saldo il proprio cuore e la propria visione. Di molti altri non è pervenuto nemmeno una bozza.

Così servirebbe accettare che questo mestiere, come tutti si impara anche “a bottega” ma è fatto di studio e preparazione. Modelli di business, project management, marketing strategico, comunicazione strategica, direzione artistica, produzione, etc… tutte cose che non possono essere improvvisate e nemmeno sottovalutate soprattutto quando, proponendo un evento, chiediamo al nostro potenziale pubblico di acquistare un biglietto dandoci fiducia. Quella fiducia va ripagata e non va disattesa.

Quindi che fare?

Studiare, prepararsi, non improvvisare e utilizzare questo tempo che purtroppo ci è stato sottratto trasformandolo in occasione di miglioramento. Così da essere pronti per una ripartenza che non veda più migliaia di eventi fotocopia ma progetti culturali capaci di portare valore.

Rispetto a questo non dovete preoccuparvi: chiedere e richiedere la consulenza di professionisti preparati è fondamentale e certamente, con pazienza e determinazione, tutti gli sforzi e gli investimenti saranno ripagati.

Voi che ne pensate?

Vito Ballarino

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